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Home Italia Cronaca Don Floriano Abrahamowicz: “Le camere a gas servivano per disinfettare”

Don Floriano Abrahamowicz: “Le camere a gas servivano per disinfettare”

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di Mariafrancesca Ricciardulli

Lo dice un sacerdote, capo dei lefebvriani di Treviso che celebra messa per “Padania cristiana”, l’associazione presieduta dal leghista Borghezio. Rabbino capo di Israele cancella incontro con rappresentanti del Vaticano

TREVISO - È lo stesso che il 15 settembre 2007 ha celebrato la messa in latino a Lanzago di Silea per il leader della Lega Nord Umberto Bossi, che interviene spesso su "Radio Padania Libera" e che celebra le messe dell'associazione "Padania Cristiana", presieduta dall'eurodeputato Mario Borghezio.

 

Si chiama don Floriano Abrahamowicz ed è un sacerdote appartenente alla Fraternità di San Pio X, capo della comunità lefebvriana di Treviso. Non erano bastate le parole del vescovo scismatico britannico, mons. Richard Williamson, pronunciate proprio nel Giorno della Memoria e all'indomani della revoca della scomunica da parte di papa Ratzinger, a mettere in dubbio l'esistenza dell'Olocausto. Don Floriano ha voluto rincarare la dose e inasprire maggiormente le polemiche di questi giorni. Lo ha fatto in un'intervista rilasciata al quotidiano «La Tribuna di Treviso». E le sue parole sono suonate come sconcertanti. «Io so che le camere a gas - ha detto il sacerdote - sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un'altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi».

In quanto al numero dei morti della Shoah, sul quale pure Williamson aveva una propria teoria, don Abrahamowicz ha affermato: «No, non metto in dubbio i numeri. Le vittime potevano essere anche più di 6 milioni. Anche nel mondo ebraico le cifre hanno un valore simbolico. Papa Ratzinger dice che anche una sola persona uccisa ingiustamente è troppo, è come dire che uno è uguale a 6 milioni. Andare a parlare di cifre non cambia niente rispetto all'essenza del genocidio, che e' sempre un'esagerazione».

«E gli israeliani - ha affermato ancora il sacerdote - non possono mica dirmi che il genocidio che loro hanno subito dai nazisti è meno grave di quello di Gaza, perché loro hanno fatto fuori qualche migliaio di persone, mentre i nazisti ne hanno fatti fuori 6 milioni. È qui che do la colpa all'ebraismo che esaspera invece di onorare decentemente le vittime del genocidio».
«E' come - ha concluso il sacerdote della Fraternità di San Pio X - se nella storia vi sia stato un solo genocidio: quello ebraico durante la seconda guerra mondiale. Sembra che si possa dire tutto quello che si vuole su tutti gli altri popoli sterminati, ma nessuno oggi a livello mondiale ha parlato nei termini in cui si sta parlando ora dopo le dichiarazioni di Williamson».
Il prete ha anche affermato che Williamson è stato imprudente, e ha spiegato: «è veramente impossibile per un cristiano cattolico essere antisemita. Io stesso ho, da parte paterna, origini ebraiche. Anche il mio cognome lo suggerisce. Tutta questa polemica sulle esternazioni di monsignor Williamson riguardo l'esistenza delle camere a gas è una potentissima strumentalizzazione in funzione anti-Vaticano. Williamson ha semplicemente espresso il suo dubbio e la sua negazione non tanto dell'Olocausto, come falsamente dicono i giornali, ma dell'aspetto tecnico delle camere a gas».

Le reazioni
«La negazione dell'esistenza delle camere a gas è una barbarie, tanto più se viene da un ecclesiastico che dovrebbe avere più a cuore la storia della Shoah». Lo ha dichiarato il segretario nazionale del Partito democratico Walter Veltroni, commentando le parole pronunciate da don Floriano Abrahamowicz, in un intervento a margine dell'iniziativa elettorale promossa questa mattina dalla coalizione di centrosinistra ad Abbasanta (Oristano).
«Non so se si possa parlare d'ignoranza o di pura follia o di un'aberrante scelta politica - afferma Giancarlo Galan, presidente della Regione Veneto - comunque i preti che negano l'Olocausto, che negano le camere a gas, farebbero bene a togliersi di dosso quell'abito e se qualcuno di questi si trova in Veneto, è il caso di don Abrahamowicz, farebbero meglio ad andarsene via, magari rifugiandosi in uno dei campi di sterminio nazisti».

Parole forti, quelle di don Floriano, che di certo non aiutano il dialogo tra le istituzioni ebraiche e quelle cattoliche. Il rabbinato capo di Israele ha cancellato l'incontro con funzionari cattolici previsto a Roma per il prossimo marzo. La decisione è stata presa in segno di protesta proprio per le scelte fatte dal Vaticano in questi giorni, nonostante la Fraternità di San Pio X abbia chiesto perdono per le affermazioni di monsignor Richard Williamson. «I cinque rappresentanti del Grande rabbinato che avrebbero dovuto vedere a Roma cinque rappresentanti del Vaticano non potranno partecipare all'incontro a causa dell'attuale stato delle relazioni» ha detto il direttore generale Oded Wiener, «il dialogo iniziato nel 2000 dopo la visita di Giovanni Paolo II non può andare avanti dato che nulla è successo dopo la decisione annunciata quasi nel giorno in cui la comunità internazionale commemora le vittime dell'Olocausto». Wiener ha detto di aver scritto al Vaticano chiedendo le scuse di Williamson, «Ho mandato una lettera al cardinale Walter Casper, presidente della commissione vaticana incaricata delle relazioni con la comunità ebraica» ha detto, «per spiegare la nostra posizione e sottolineare che quantomeno si sarebbe dovuto chiedere al vescovo negazionista di presentare pubbliche scuse prima di riammetterlo». Le affermazioni di Benedetto XVI - che ha espresso «solidarietà» agli ebrei e ha condannato il negazionismo - sono importanti, ma non sufficienti, ha aggiunto Wiener. «È un importante passo verso la soluzione di questa infausta vicenda» ha detto, «ma non basta: stiamo aspettando dal Vaticano una risposta alla lettera invita al cardinale Casper». Non è escluso che il rabbinato ripensi la propria partecipazione al vertice di marzo se la risposta della Santa Sede dovesse essere «soddisfacente».

 


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