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di Maurizio Mequio
Quel maledetto mondo dei giornalisti. La loro immagine, la loro utilità, questi i temi della ricerca presentata oggi dalla società Astra Ricerche. Bugiardi, corrotti e incompetenti. L'indagine, commissionata dall'Odg della Lombardia parla chiaro e fa tremare tutto il sistema dell'informazione italiana. “È la prima volta in Italia - afferma Letizia Gonzales, presidente dell'Ordine lombardo - che si affrontano con un'analisi scientifica e in modo esplicito i problemi del giornalismo visti nell'ottica del lettore”. Due risultati contrastanti: da un lato la bocciatura netta nei confronti degli operatori dei media classici, dall'altra un riconoscimento confortante, quello della necessità di informare e essere informati.
“In effetti il giudizio sociale sui giornalisti è in continuo peggioramento - spiega Enrico Finzi, autore dello studio - ma dall'indagine emerge sopratutto come il patrimonio della professione non sia dilapidato: esiste un'enorme domanda insoddisfatta di buona informazione”. Il 68% del Paese definisce i giornalisti “bugiardi”, contro un tasso del 60% registrato nel 1997. E' reclamata poca serietà, a fronte di un'eccessiva strumentalizzazione delle notizie e di un asservimento di chi scrive o racconta ai bisogni dei loro padroni. Il 60% dei fruitori dell'informazione ritiene i giornalisti “per nulla o poco informati” e il 52% denuncia una loro mancanza di indipendenza. Poco meno della metà degli italiani, il 48%, li vede troppo “di parte”; sarebbero addirittura “corrotti” per il 40% degli intervistati. Un giudizio netto, negativo, se si considera che solo il 45% dei lettori giudica positivamente la preparazione dei loro comunicatori.
Il loro bagaglio culturale sarebbe ottimo per il 15%, buono per il 20%, sufficiente secondo il 10%, mentre un sonoro 55% lo considera del tutto insoddisfacente. Non finisce qui: un rilevante 32% ne ha un giudizio pessimo e il 23% cattivo. Eppure il ruolo del giornalismo è ritenuto fondamentale. Dallo studio ne emerge un dannato bisogno. L'83% degli intervistati fa riferimento a eccezioni positive e il 73% ritiene utile la professione. Ma va fatta bene. Il 38% ne definisce “altissimo” il ruolo sociale, il 16% lo ritiene “alto”, il 19% “medio”. In questo caso, il 15% ne definisce “scarsa” l'utilità sociale e solo il 12% la ritiene del tutto “nulla”. Astra Ricerche ha chiesto anche da dove dovrebbe partire una rivoluzione del settore, quali dovrebbero essere le doti fondamentali del buon operatore dell'informazione. Il 90% degli italiani è concorde sull'imprescindibilità della “competenza tematica”, derivante dalla specializzazione settoriale o dal metodo di lavoro. Il 79% del campione reclama maggiore “professionalità e il corretto utilizzo del know-how”. Il 77% vuole più chiarezza nell'esposizione degli argomenti trattati. Da non sottovalutare le richiesta romantiche di coinvolgere emozionalmente, 73% dei consensi, di un'efficacia comunicativa, 65%, di eticità, 64%, di pacatezza non aggressiva o ansiogena, il 62%, di rispetto degli altri, il 53%, di aiuto a capire, il 50%, e di far crescere nel tempo la capacità del lettore o dell'ascoltatore nel seguire i temi di proprio interesse, il 37%. A differenza di quanto richiedono le logiche del mercato e dello star-system, non sembra ci sia bisogno di giornalisti “personaggi”. Anzi, la loro simpatia o antipatia non interesserebbe a nessuno: “meglio leggere bene che leggere chi è simpatico” è l'opinione della stragrande maggioranza degli italiani. Dati che fanno riflettere, soprattutto nell'era di Internet, di un giornalismo partecipato, forse più anonimo, collettivo, ma certamente sempre puntuale.
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