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Home Italia Cronaca Castelvolturno scoppia il razzismo

Castelvolturno scoppia il razzismo

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di Vittorio Bianco (nostro corrispondente)

NAPOLI - Da nord a sud. Storie di razzismo diverse con esiti diversi. A Milano un giovane di colore viene ucciso per un biscotto , scatenando l’indignazione per il razzismo. Mentre a sud, nella terra di Gomorra, ieri notte a Castelvolturno in provincia di Caserta,  sono stati brutalmente uccisi dalla camorra sei extracomunitari, scatenando la violenta protesta della comunità di stranieri, prevalentemente di origine africana, che da anni vive nella zona.

 

Secondo i testimoni, gli immigrati sono stati sorpresi da un commando di sei o sette  persone. Il gruppo, secondo le prime indagini, sarebbe stato composto da killer dei casalesi. Alcune testimonianze, raccolte dalla polizia, segnalano che l’auto dei commando era dotata di lampeggiante ed  i sicari avrebbero indossato la pettorina dei carabinieri. L’auto, poi, verrà ritrovata bruciata, in nottata fra Nola e Villa Literno. L’uccisione dei sei immigrati rientra nella strategia stragista adottata negli ultimi tempi dal clan dei Casalesi. Una scelta che ha portato di recente ad una serie di omicidi che hanno avuto come vittime collaboratori di giustizia, loro familiari e imprenditori che hanno denunciato il racket. A ribadirlo sono gli inquirenti della Dda di Napoli, coordinata da Franco Roberti, gli investigatori di polizia e i carabinieri. La zona dove è avvenuta la strage è sotto il controllo di Alessandro Cirillo, uno dei boss emergenti legato al clan dei casalesi. L’ipotesi degli inquirenti è che il massacro sia stata una punizione in seguito ad uno sgarro nell’ambito del traffico di droga. Gli immigrati africani, che si fornivano di droga attraverso canali alternativi a quelli della camorra, avrebbero deciso di agire in autonomia e non versare più quote ai boss locali.

A questo punto avviene l’inaspettato: si scatena la rivolta tra gli immigrati. La strage, infatti, si inserisce in un clima di incertezza politica in tema di immigrazione che rende labile anche il confine  tra malavita e razzismo. Negli ultimi mesi il territorio campano è stata terra fertile di tensioni a sfondo razzista. Quindi anche un semplice e brutale regolamento di conti si trasforma in una manifestazione di razzismo. Gli immigrati di Castelvolturno non ci stanno e denunciano il razzismo dilagante che stanno vivendo sulla loro pelle. Con bastoni in mano, hanno frantumato le vetrine di alcuni negozi e rivoltato auto tra le strade cittadine, distruggendo vetri di altre vetture ferme. Anche le forze dell’ordine sono state aggredite dagli extracomunitari. Il tutto davanti al luogo dove ieri notte sono stati uccisi sei immigrati africani. Tra i manifestanti vi sono anche donne e bambini. "Vogliamo giustizia – protestano - non è vero che i nostri amici ammazzati spacciavano droga o erano camorristi. Sono state dette tutte cose false". Gli extracomunitari, soprattutto africani, continuano a puntare il dito contro chi oggi li accusa di spacciare droga. "Noi siamo persone perbene, non è giusto che ogni volta che si parla di droga – sono le loro parole - siamo noi i colpevoli e questo solo perché è nero il colore della nostra pelle. Questo è razzismo".

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