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di Mariafrancesca Ricciardulli
GENOVA - âNon impedire un evento che si ha lâobbligo di impedire equivale a cagionarloâ. Recita cosĂŹ lâart. 40 del codice penale. Un articolo che i giudici della Corte dâAppello di Genova hanno applicato per condannare, il 18 maggio scorso, gli alti funzionari della polizia presenti alla irruzione alla scuola Diaz di Genova durante il G8.
Lo si apprende dalla lettura delle oltre 310 pagine di motivazioni che i giudici hanno depositato oggi a Genova, anche in anticipo rispetto alla scadenza del 16 agosto. Motivazioni che accompagnano una sentenza che tre mesi fa ha sovvertito il pronunciamento di primo grado, condannando 25 imputati, compresi alcuni importanti esponenti delle forze dellâordine di allora: il capo dellâanticrimine Francesco Gratteri (4 anni), lâex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini (5 anni), Giovanni Luperi (4 anni), Spartaco Mortola (3 anni e 8 mesi) e Gilberto Caldarozzi (3 anni e 8 mesi), attribuendo loro maggiori responsabilitĂ per le violenze e per i falsi atti che si sono compiuti allâinterno della Diaz. Infatti, mentre in primo grado, unico responsabile risultò Pietro Troiani, per i giudici della Corte dâAppello, invece, i vertici, tutti, non potevano non sapere.
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Avevano nelle mani le molotov
E, pur sapendo, non hanno fatto niente per impedire che accadessero, come testimoniato da un video che mostra chiaramente un riunione tra alcuni dirigenti di polizia con le bottiglie molotov in mano nel cortile della Diaz. Bottiglie, utilizzate poi come prova per dimostrare il possesso di armi improprie da parte degli occupanti.
âAppare assurdo sostenere che coloro che avevano responsabilitĂ di comando - scrive la corte dâAppello -, essendo entrati nella scuola a pochi minuti di distanza dallâirruzione, non abbiano visto e non si siano resi conto di nulla, quasi che lâazione si sia svolta attraverso flussi temporali ed ambienti scollegati ed isolati; appare, francamente, assurdo sostenere che chi ha avuto in mano un sacchetto di plastica contenente due bottiglie molotov non si sia posto il problema della loro provenienzaâ.Â
In particolare, Gratteri, Canterini e Luperi, inviati a Genova per gestire lâordine pubblico e garantire la sicurezza, erano i piĂš importanti funzionari presenti al momento dei fatti contestati. Hanno quindi potuto vedere quanto stava accadendo e, nonostante avessero il potere di fermare le violenze, decisero di non intervenire, come sottolineano bene i giudici
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Nessuna attenuante generica
âGli imputati Luperi e Gratteri hanno partecipato e condotto le azioni della Polizia nelle rispettive posizioni apicali, e comunque erano costantemente e tempestivamente a piena conoscenza degli avvenimenti per avervi per la gran parte anche direttamente partecipato. Essi erano altresĂŹ provvisti di diretto potere gerarchico nei confronti di tutti gli ufficiali ed agenti di PG operantiâ.
Proprio a causa della gravitĂ dei fatti commessi nellâesercizio della loro funzione, i tre non hanno ottenuto alcuna attenuante generica. Lâunico ad ottenerle è stato Michelangelo Fournier, ex vice dirigente del reparto mobile di Roma, che ha un certo punto, sebbene con ritardo, decise di imporre un freno alle violenze.
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