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Home Società Scuola Università.Sì del Senato alla riforma.La parola passa alla Camera

Università.Sì del Senato alla riforma.La parola passa alla Camera

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di Valeria Nevadini

ROMA - Primo via libera dal Senato al disegno di riforma dell'Università targato Gelmini, con 152 voti a favore, 94 contrari e un astenuto. "Una riforma epocale, che rivoluziona i nostri atenei, introduce la meritocrazia e consente all’Italia di tornare a sperare - ha dichiarato il ministro dell'Istruzione - L’università sarà più trasparente, competitiva e internazionale. Il ddl segna la fine delle vecchie logiche corporative: sarà premiato solo chi lo merita e finalmente si potrà competere con le grandi realtà internazionali". Queste le novità più importanti.

Professori in pensione a 70 anni
Bocciato l'emendamento salva carriera dei giovani universitari, inizialmente proposto dal PD, volto al reperimento di risorse per sostenerne l'attività didattica, mandando in pensione tutti i professori al compimento del 65esimo anno di età. Gli inquilini di Palazzo Madama, invece, hanno preferito approvare la norma contenuta nella prima bozza del disegno di legge, stabilendo che tutti i professori ordinari andranno in pensione all'età di 70 anni, soglia che si abbassa di due anni per gli associati.

Rettori
Limiti temporali anche all'incarico dei rettori. Se fino ad oggi i numeri uno degli Atenei italiani potevano rimanere sulla poltrona anche per sedici anni, con il ddl Gelmini questo limite scende ad otto, per un massimo di due mandati da quattro anni ciascuno. Se poi la gestione non dovesse essere considerata oculata potrà scattare la sfiducia, espressa dal senato accademico con almeno il 75% dei voti.

Ricercatori
Sei gli anni di tempo che i ricercatori avranno a disposizione per riuscire a strappare l'abilitazione all'insegnamento come associato. Nel caso contrario, dovranno abbandonare per sempre l'attività accademica.

Fondi pubblici per la ricerca
I fondi pubblici per la ricerca verranno assegnati sulla base di una valutazione tra pari: la procedura, introdotta da un emendamento proposto dal senatore Ignazio Marino, prevede che a valutare i progetti siano dei comitati composti per almeno un terzo da professionisti che lavorano all'estero, così da garantire l'obiettività del giudizio.

Professori ordinari
Per la prima volta i titolari di cattedra a tempo indeterminato saranno chiamati a svolgere attività formativa per almeno 1.500 ore nell'anno solare, di cui 350 di didattica. Per i docenti accademici inquadrati a tempo determinato, le ore di attività previste diventeranno 750: di queste, almeno 250 dovranno essere spese per la didattica. Attività che sarà sottoposta a valutazione, sulla base di una relazione triennale che gli stessi professori dovranno redigere sul complesso delle attività didattiche, di ricerca e gestionali svolte. Se la relazione dovesse risultare negativa, scatterà lo stop al previsto aumento stipendiale.

Concorsi
Le procedure concorsuali non saranno più bandite dalle singole Università e le selezioni saranno affidate a una commissione composta da quattro docenti ordinari estratti a sorte. I candidati saranno valutati in base a criteri qualitativi, quali pubblicazioni, esperienze internazionali, didattica svolta. Chi passerà la selezione acquisirà l'abilitazione all'insegnamento ed entrerà a far parte di un'unica lista nazionale, da cui tutte le università italiane attingeranno, all'occorrenza, i propri docenti.

CDA
Veste nuova anche per i consigli di amministrazione, che si arricchiranno di almeno tre esperti esterni, incaricati della gestione dell'ateneo, mentre il senato accademico resterà titolare esclusivo della didattica e della ricerca. Nasce la figura del direttore generale, cui compete il delicato ruolo di gestione effettiva della struttura accademica.

Facoltà e Atenei
Ogni ateneo non potrà avere più di dodici corsi di laurea, mentre verranno accorpati tra loro gli atenei più piccoli. Sforbiciata in arrivo anche per i cosiddetti mini - corsi accademici, spesso con meno di dieci studenti iscritti. A rischio sopravvivenza anche le università considerate meno efficienti, che potranno essere poste sotto commissariamento nel caso di conti in rosso. Infine, il 7% dei fondi che annualmente lo Stato trasferisce alle università verranno stanziati solo se darà l'assenso l'Anvur, la nuova Agenzia nazionale di valutazione dell'università, istituita di recente dal governo per classificare gli atenei in base al merito.

Meritocrazia
Gli studenti che dimostreranno maggiori capacità e competenze, previa risposte a test nazionali standardizzati, saranno beneficiari di un fondo (statale, ma anche regionale ed eventualmente privato) che erogherà borse di studio, a prescindere dal livello economico della famiglia dello studente meritevole. Salve, comunque, le borse di studio rivolte agli studenti meno abbienti (appartenenti a famiglie al di sotto di 15mila euro).


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Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Agosto 2010 17:09 )  

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