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Home Italia Politica interna Pdl. Il divorzio, le verità (tardive) di Gianfranco, le ragioni di Silvio. Il dramma va in scena

Pdl. Il divorzio, le verità (tardive) di Gianfranco, le ragioni di Silvio. Il dramma va in scena

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di Tommaso Vaccaro

ROMA - Silvio Berlusconi ha una «concezione non proprio liberale della democrazia». E' questa la verità di Gianfranco Fini, allo zenit di una giornata drammatica. Una verità che, con una buona dose di diplomazia, potremmo definire quanto meno tardiva, ma che certamente apre una nuova fase nella storia politica italiana.

«In due ore, senza la possibilità di esprimere le mie ragioni, sono stato di fatto espulso dal partito che ho contribuito a fondare», racconta Fini ai giornalisti riuniti all'Hotel Minerva, nel cuore della Capitale. Un divorzio violento, quasi unilaterale, dopo 15 anni di convivenza politica, che arriva al culmine di mesi di scontri e polemiche.

«Ovviamente non darò le dimissioni - ribadisce il numero uno di Montecitorio, rispondendo alle sollecitazioni del premier - perché il presidente della Camera deve garantire il parlamento e non la maggioranza che lo ha eletto». E se Berlusconi chiede un passo indietro, questo è dovuto (qui l'altra verità tardiva) alla sua «logica aziendale, modello amministratore delegato-consiglio d'amministrazione, che di certo non ha nulla a che vedere con le nostre istituzioni».

La replica di Berlusconi non tarda ad arrivare e, in un messaggio audio inviato ai suoi sostenitori, chiede nuovamente a Fini di rassegnare le dimissioni da presidente della Camera: «Nel luglio del 1969, verificatosi una situazione di divisione analoga nel Partito Socialista con la sinistra socialista, il presidente Pertini, che era un grande uomo e che aveva aderito alla sinistra, ritenne doveroso dimettersi e mandò a tutti una lettera con questa dichiarazione: 'Correttezza vuole ch'io metta a vostra disposizione il mandato da voi affidatomi'. Spero che Pertini possa insegnare a qualcuno il modo in cui ci si debba comportare».

Ma Gianfranco, illuminato (o meglio: cacciato) sulla via di Damasco, tira comunque dritto. Assicura ai suoi fedelissimi che persevererà nel solco dei

«valori autenticamente liberali e riformisti del Pdl». Ribadisce il suo impegno nella battaglia per la legalità “intesa – afferma - nel senso più pieno del termine: cioè lotta al crimine come meritoriamente sta facendo il governo». Una semi-illuminazione, insomma, da cui scaturisce una quasi rottura.

Fini e i parlamentari vicini a lui fanno sapere, infatti, che in queste ore si stanno organizzando per formare un gruppo autonomo sia alla Camera che al Senato, sempre nell'alveo della maggioranza che sostiene l'Esecutivo. Il gruppo che nascerà, ha spiegato il presidente della Camera, «è formato di uomini e donne liberi che sosterranno lealmente il governo ogni qual volta saranno prese scelte nel solco del programma elettorale e lo contrasteranno - ha avvertito - se le scelte saranno ingiustamente lesive dell'interesse generale». Il nome del nuovo gruppo, «Futuro e Libertà per l’Italia», è già stato formalizzato presso gli uffici della Camera, cui sono state anche consegnate le 33 richieste di adesione da parte dei deputati.

Il battibecco non si ferma e Berlusconi risponde: “Scelta necessaria. Abbiamo i numeri per governare”

«Abbiamo i numeri per andare avanti, così come abbiamo ben chiaro il programma da completare» rassicura il Cavaliere in un discorso rivolto ai promotori della Libertà. «Abbiamo promesso agli italiani un Paese più moderno, più libero, più sicuro, più prospero, meno oppresso dal fisco e dalla burocrazia - spiega il premier nel messaggio -. Vogliamo riuscire a realizzarlo entro la fine di questa legislatura», aggiunge. Per questo, continua Berlusconi 'l'illiberale', la rottura compiuta è una «scelta sofferta ma necessaria», che, spiega, scaturisce dal fatto che «per due anni, mentre il governo affrontava con successo sfide difficilissime, prima fra tutte la crisi economica più grave dal 1929, riuscendo a tutelare le famiglie e le imprese e a portare l'Italia fuori dalle difficoltà meglio di tutti gli altri paesi europei, altri all'interno della nostra formazione politica remavano contro».

Loschi figuri, questi finiani, che a detta di Berlusconi, si sono macchiati della responsabilità di aver iniettato nel Pdl «il virus della disgregazione».

Il governo e la lotta per la sopravvivenza. La Lega: “Siamo disposti pure ad un patto con il diavolo”

Il divorzio in casa Pdl non comporta automaticamente la fine della legislatura. Ne è convito il leader leghista, Umberto Bossi, che per evitare le elezioni anticipate sarebbe pronto “anche a un patto con il diavolo”. Ovvero l'Udc di Casini.

L'opposizione: “Il governo non c'è più”. Bersani (Pd): “E' crisi. Berlusconi venga in Aula”

Di tutt'altro avviso dal Senatùr, le forze dell'opposizione. All'indomani della rottura all'interno del Pdl, Bersani torna alla carica in aula: «Non si pensi che è agosto e che si vada a finire a tarallucci e vino. Il Presidente del Consiglio venga in Parlamento - chiede nuovamente il leader democratico. «Il Parlamento è la casa delle discussione, il Presidente del Consiglio ci faccia la cortesia di venire in aula per consentirci di discutere. E per cortesia non ci venga propinato l'antico rito che 'e successo ma non è successo', 'il motore è rotto ma la macchina va'. Il Paese non ha questi tempi, ha altre esigenze».

E effettivamente, se i primi numeri che circolano in queste ore venissero confermati (33,34 deputati e 12 senatori) la tenuta della maggioranza sarebbe effettivamente in forte dubbio. Resta da capire chi possa avere più interesse a un voto anticipato, se Fini o Berlusconi. «Questo governo e questa maggioranza sono alle corde - spiega Alessandro Maran, vicepresidente dei deputati Pd - ministri che si devono dimettere, cofondatori pronti a fondare un altro partito o un altro gruppo parlamentare, uffici di presidenza riuniti per espellere, punire o censurare. Questo paese ha bisogno di essere governato, a cominciare dalla vicenda Fiat, e Berlusconi non ce la fa più. È il momento di aprire una nuova fase».

Anche l'Idv spinge per una crisi immediata: «Il centrodestra è vicino all'implosione - sostiene il capogruppo alla Camera Massimo Donadi -. La crisi nel Pdl non è solo una questione di rapporti tra Fini e Berlusconi, ma anche la rottura di un patto di governo che avrà pesanti ripercussioni anche sui rapporti con la Lega, che esploderanno quando sarà chiaro anche a Bossi che il federalismo si rivelerà una scatola vuota. Anche a causa della crisi economica, che il governo ha negato per un anno e non ha saputo affrontare per tempo». I tempi sarebbero maturi, per il partito di Di Pietro, anche per i temi all'ordine del giorno: «L'esecutivo di Berlusconi, che in due anni ha inchiodato il Parlamento a discutere di giustizia e leggi ad personam e che oggi è travolto da scandali e malaffare, non è più in grado di tenere la barra del Paese. Prima vanno a casa e meglio è per tutti. Le forze dell'opposizione devono tenersi pronte a proporre un progetto per l'alternativa di governo».


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Commenti (1)Add Comment
Meglio tardi che . . .!
scritto da vedovabianca , luglio 31, 2010


Ci son volute 37 FIDUCIE Illiberali e Legalizzati dal " Partito Dei Ladri " per accorgersi ( Fini ) che questo Governo era/è una Holding S.p.a. , con logica Aziendale.
Meno male e direi meglio tardi che mai . . . che il Presidente Gianfranco Fini ha riacquistato la vista offuscata dall' interim della cecità.
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Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Agosto 2010 14:36 )  

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