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di Valeria Nevadini
ROMA - Sequestro di persona, estorsione, usura e lesioni personali aggravate. Questi i capi d'accusa che pendono sulla testa di un gruppo di giovani romani di età compresa tra i 18 e i 21 anni, responsabili di atti intimidatori, vessazioni e bullismo nei confronti di loro coetanei. Dopo due mesi di indagini e grazie alla collaborazione di una delle vittime, i carabinieri del nucleo operativo della Compagnia Roma Trastevere hanno emesso sei ordinanze di custodia cautelare nei confronti dei piccoli ‘criminali’, che avevano scelto i quartieri di Primavalle, Boccea e Aurelio come teatro delle loro scorribande.
Durante alcune perquisizioni effettuate dalle Forze dell'Ordine nelle case degli arrestati, gli inquirenti hanno trovato coltelli non regolamentari e numerosi libri e dvd dedicati alla storia della banda della Magliana. Sembra infatti che proprio i protagonisti della malavita romana degli anni '70, immortalati nel libro e nella celebre serie-tv Romanzo Criminale, fossero divenuti gli idoli dei giovanissimi bulli. Tanto che avevano preso ad emularne le gesta, adottando il tipico gergo malavitoso e assumendo i soprannomi: Bufalo, Libanese, Dandi, Freddo. Quest'ultimo pare fosse il vero capo della banda. Un culto smodato del leader tale che la sua immagine campeggiava trionfante sul desktop di cellulari e computer degli altri componenti. Un delirio collettivo tradotto in azioni di guerriglia urbana a danno di altri ragazzi, terrorizzati dalle minacce e dalle percosse. Il primo a squarciare il velo di silenzio sulla vicenda è stato un minorenne, crollato dopo innumerevoli aggressioni all'uscita di casa o di scuola e protagonista perfino di un sequestro lampo. I bulli, ha raccontato agli inquirenti, erano soliti sottrargli ogni genere di oggetti, come telefoni cellulari e indumenti di marca, spesso trattenuti come pegno per le ingenti somme di denaro richieste.
Già nel 2009 il sindaco di Roma Alemanno si era espresso con toni molto duri nei confronti della fiction Romanzo Criminale colpevole, a suo dire, di pericolosi gesti di emulazione e fonte ispiratrice di atti di bullismo. Oggi può dire di averci visto lungo.
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