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Home Italia Le Opinioni Berlusconismo ko. Manganello e olio di ricino contro Fini. Un nuovo libro è tutto da scrivere

Berlusconismo ko. Manganello e olio di ricino contro Fini. Un nuovo libro è tutto da scrivere


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Editoriale di Alessandro Cardulli

Si chiude una delle pagine più nere della nostra Repubblica, nessuno potrà più raccontare la barzelletta di un partito, il Pdl, all’insegna dell’amore, delle libertà, un grande partito liberale nel solco della tradizione europea. Si chiude con  l’uso del manganello e dell’olio di ricino, mistura   di marca berlusconiana che richiama il ventennio fascista, quasi uno scherzo della storia. Perché va a colpire uno come Gianfranco Fini che  per anni milita in quel partito, il Msi, che di quella storia è figlio. Poi Fini, non riconoscerà  più il padre, per lui Almirante, il nonno Mussolini.

E’ il nero, colore funesto, a dominare la scena degli anni del berlusconismo che cresce, entra nelle case degli italiani usando la potenza della televisione, si fa cultura, cultura del male, del malaffare, corrompe tutto quello che può, compra parlamentari per far cadere un fragile governo come quello dell’ultimo Prodi che, nelle urne, lo  aveva sconfitto. Si sente padrone del mondo, si trucca da giovanotto, si inventa i capelli finti, più che settantenne si circonda di belle ragazze a pagamento.

Cesare si sente padrone del mondo

Alcune, per denaro, procurategli da paraninfi, altre “conquistate” dalla distribuzione di posti, incarichi, regali istituzionali: da veline si può diventare assessori, si può arrivare fino a ministro, senza aver mai fatto alcuna esperienza politica, si può cantare senza aver mai cantato, ballare senza aver mai ballato, basta spogliarsi, mostrare in tv tette,cosce e culo. Le sue amicizie che  cura gelosamente sono quelle con i tiranni, i dittatori comunque mascherati, Putin, ex capo del Kgb, i servizi segreti sovietici di triste memoria, Gheddafi, il tiranno libico con cui spartisce pane e companatico. Pensa, e opera, che tutto gli sia consentito, che la Costituzione sia un intralcio al suo potere, le regole lo infastidiscono, la democrazia è fatta di lacci che non gli consentono di esercitare il potere assoluto. E’ il portatore di un moderno fascismo che sta devastando il paese. Affaristi, faccendieri di ogni risma, finanzieri per burletta,  ex piduisti, bussano alla sua porta, diventano il suo esercito neppure  troppo invisibile . Ma non può durare. I suoi amici più fidati, quelli che eseguono, sono abituati ad obbedir tacendo, sono costretti a “frequentare” sempre più spesso le aule delle Procure della Repubblica.
 
Un mondo gretto e volgare
Indagati, arrestati, interrogati come persone a conoscenza dei fatti, le conversazioni che fra loro intrattengono mostrano un mondo volgare, gretto, c’è chi ride mentre all’Aquila, in Abruzzo, migliaia di persone, sono alla prese con un devastante terremoto. Pensano a come far soldi, lì ci sono appalti appetibili, c’è il giro grosso, c’è Bertolaso, il capo della Protezione civile e sottosegretario che ha pieni poteri. Giù giù scendendo in basso si arriva perfino a chiamare uno della cricca, uno che opera nel giro dei grandi appalti , delle costruzioni, a ripararti il water close che perde acqua.  C’è chi protesta, non ci sta, non accetta questa situazione? Pronti e via: basta  mettere il bavaglio alla stampa e impedire ai magistrati di svolgere il loro lavoro a difesa della legalità e il gioco è fatto. Pagine nere, condite da un po’ di razzismo, un po’ tanto che viene iniettato, nelle pieghe di una società che ha paura del diverso, di chi ha la pelle scura o gialla. Si dice che ti porterà via il lavoro e stuprerà la tua donna, che l’islam è il male assoluto e il gioco è fatto. La Lega in ciò è maestra. A questo le serve il federalismo, a dividere il paese, a rompere un’unità nazionale, spesso tenuta insieme con il fil di ferro. Lui, Cesare Silvio ci scherza. Certo Bossi quando dice che con la bandiera italiana ci si pulisce il culo esagera. Ma è fatto così lo giuastifica, però è un alleato fedele. Ecco, pagine nere, nerissime.
 
Il partito del predellino
Sempre peggio, sempre più regime autoritario. Fa nascere un partito, quello dell’amore e della liberta, lanciando il proclama dal predellino dell’auto. Fini trova la cosa un po’ comica però, alla fine, ne diventa il cofondatore. Di cosa non  si sa bene visto che il Pdl non è  mai nato. Quando Fini, sulla propria pelle, se ne accorge, ormai il patatrac è fatto. Il Pdl è solo Berlusconi, novello Cesare, l’imperatore, imitatore di un altro imperatore che però usava il balcone di Piazza Venezia. E’ questa la storia dei giorni nostri. Il presidente della Camera, a nostro parere, ha un merito: quello di aver risvegliato un’opposizione che dormiva, si trastullava, flirtava, faceva l’occhiolino mentre gli istinti peggiori si alimentavano con il berlusconismo. Come poteva, per esempio, uno come  Marchionne, l’amministratore delegato di Fiat, operare un ricatto fra i più ignobili, ti do lavoro se rinunci ai diritti, se non trovava la sponda nel governo, nei cortigiani di  Cesare,  un governo che aveva  bisogno di colpire una forza come la Cgil per eliminare l’opposizione sociale. Il fascismo era partito devastando le Camere del Lavoro, le sede del movimento operaio, dei partiti che si richiamavano alla classe operaia. Pagine nerissime.
 
La tentazione di elezioni anticipate
La violenza del linguaggio berlusconiano, del documento che si dice scritto da Bondi perché lui saprebbe leggere e scrivere, la minaccia di far intervenire i “suoi” parlamentari per esautorare il presidente della  Camera, costringerlo, magari, ad andarsene, ci dice che  chiuse le pagine nere, nerissime, il libro è tutto da scrivere. La violenza, manganello e olio di ricino, dell’attacco di Cesare ci dice che tutto è possibile, che i colpi di coda possono essere molto pericolosi, una democrazia fragile come la nostra, bastonata per tanti anni, può non reggere. A noi sembra chiaro che Berlusconi miri alle elezioni anticipate. O la va o la spacca. Gioca il tutto per tutto. Il suo obiettivo è un nuovo Parlamento, docile, disponibile, che lo porti alla presidenza della Repubblica.
 
L’opposizione politica e sociale si attrezzi
Se questa è la posta, l’opposizione politica e sociale si attrezzi al più presto, scenda in campo, abbandoni il politichese e si prepari ad una battaglia dura, usi parole semplici, comprensibili: uguaglianza, giustizia sociale, diritti e libertà, il sale della democrazia, i contenuti ideali, sì ideali, parola caduta in disuso ,di un progetto di società che risollevi il paese, gli restituisca dignità. Forse vale la pena di rileggere il Berlinguer della questione morale. Anche sul nostro giornale che, al momento della sua nascita, richiamò il famoso intervento del leader del Pci, intervento dimenticato anche da quelli che di quella storia erano stati protagonisti. Noi avemmo un presentimento che, purtroppo, si è rivelato giusto.


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Ultimo aggiornamento ( Domenica 01 Agosto 2010 08:46 )  

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