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Home Italia Politica interna Intercettazioni. L'Esame del ddl rimandato a settembre: la resa di un impero in frantumi

Intercettazioni. L'Esame del ddl rimandato a settembre: la resa di un impero in frantumi

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di Tommaso Vaccaro

ROMA - Il Cavaliere tira i remi in barca e rimanda a settembre l'esame del ddl intercettazioni. Con la maggioranza in bilico, il governo paralizzato e il Pdl prossimo all'implosione, il tempo degli scatti in avanti del caudillo italiano è solo un ricordo del passato. Dopo il 'Ghe pensi mi', si entra adesso nell'era del pallottoliere. Quello che servirà ai berluscones per contare i pezzi di un mosaico che va disgregandosi.

 

In queste ore turbinose, è meglio infatti concentrare le poche forze rimaste per salvare il salvabile dal divorzio con i finiani, ragionano a Palazzo Grazioli. Una rottura, quella con il cofondatore del partito ed i suoi fedelissimi, dagli effetti politici imprevedibili e potenzialmente devastanti. E se l'incubo di un Esecutivo retto dal voto di singoli esponenti del gruppo misto va sempre più concretizzandosi con il passare delle ore, certo non è questo il momento di affrontare la delicata questione del bavaglio alla stampa e alla magistratura.

Così dopo due anni di scontri, decine di audizioni tra Camera e Senato, sedute notturne (alcune terminate anche alle 4 del mattino), scioperi, manifestazioni e migliaia di pagine di emendamenti e sub-emendamenti, il ddl Intercettazioni viene riposto nel cassetto. Per ora.

La maggioranza, a prescindere da un inizio di discussione generale (in totale 7 ore domani a Montecitorio) preferisce non parlarne più fino a settembre. Niente voto sulle questioni pregiudiziali sollevate dall' opposizione. Niente voto neanche da parte di un ramo del Parlamento.

E' la conferenza dei capigruppo di Montecitorio, convocata in serata, ad ufficializzare la decisione: prima della pausa estiva si farà solo la discussione generale del provvedimento. Tanto per incardinare il testo in Aula. Prima si voteranno i due decreti in scadenza, poi, la discussione generale sul ddl. Quindi tutti a casa. Anzi, in vacanza.

D'altronde, chi ha incontrato nelle ultime ore il presidente del Consiglio, racconta di un uomo visibilmente stanco e turbato da una situazione che non smette di sfuggirgli di mano.

Solo 24 ore fa, Berlusconi stesso ammetteva – fatto quasi inedito - la propria incapacità di portare a termine un percorso per lui importante come quello del ddl intercettazioni. “Quella legge è stata massacrata e sono addirittura tentato di ritirarla” aveva detto il premier di fronte alla platea degli ambasciatori, riuniti alla Farnesina. E ancora: “Abbiamo mandato fuori un bel cavallo e ci va bene se esce un ippopotamo. Questa legge non ridà al cittadino l'inviolabilità della comunicazione scritta e orale, garantita dalla Costituzione come diritto alla libertà”.

Cavallo o ippopotamo, l'opposizione intanto canta vittoria. «Io posso immaginare che non si tratta di un semplice rinvio ma di un affossamento definitivo» afferma Dario Franceschini, presidente dei deputati Pd, al termine della capigruppo della Camera. L'Idv, per bocca del capogruppo a Montecitorio Massimo Donadi, parla invece di una «resa incondizionata di Berlusconi e una grande vittoria non solo dell'Idv e delle opposizioni, ma anche della straordinaria mobilitazione della società civile e dell'opinione pubblica».

Una mobilitazione che non si è fermata nemmeno oggi, nonostante i già chiari i segnali di cedimento da parte del governo.

Dopo la veglia notturna, per tutta la giornata è infatti proseguito il sit-in in Piazza Montecitorio promosso da molti dei gruppi che negli ultimi mesi hanno animato la campagna contro la Legge Bavaglio. Da Articolo21, a “Valigia Blu”, “Libertà e Partecipazione” e il “Popolo Viola”.

Siddi (Fnsi): “Il rinvio è il riscatto dell'opinione pubblica”

«Il Parlamento per la prima volta dopo molto tempo pare prestare ascolto alle reazioni della società: dovrebbe farlo sempre, per noi è positivo che questo stia accadendo. È di tutta evidenza che le circostanze politiche, cioè il contrasto in seno al Pdl, hanno spinto la stessa maggioranza e il governo a una scelta che un mese fa non avrebbero fatto. Ma è altrettanto chiaro che questo contrasto pare fondato su ragioni di sostanza che colgono un sentire diverso che sale da ampi settori della società». Commenta così l'annuncio del rinvio della discussione parlamentare sul ddl intercettazioni, il segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, Franco Siddi. Un passo indietro che «è in qualche modo il riscatto dell'opinione pubblica e dei cittadini - conclude il segretario della Fnsi - che devono avere fiducia sulle buone ragioni relative ai valori della convivenza che non si esprimono mai con una delega in bianco. Quando si toccano i principi fondamentali occorrono buon senso e capacità di ragionamento. Per i giornalisti questa è una giornata utile: tuttavia non caleranno di intensità la vigilanza sulla materia e la mobilitazione per impedire colpi di mano in futuro».


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Luglio 2010 18:33 )  

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