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di Gaia De Pascali
L’AQUILA - Come se niente fosse, come se gli aquilani non avessero denunciato con tante manifestazioni, iniziative, proteste, che la ricostruzione non fa un passo avanti, come se le prese di posizione delle forze politiche di opposizione, ma non solo, non avessero indicato le cose da fare, come se movimenti associazioni con le loro proposte non fossero degne neppure di essere ascoltate. Come se nulla di tutto questo avesse un senso. Berlusconi ha annunciato, attaccando gli enti locali di non essere stato in grado di gestire la situazione, di essersi deciso ad affidare di nuovo alla Protezione civile la ricostruzione della città.
Naturalmente L’Aquila non ci sta e non vogliono starci per primi i suoi amministratori. “Accusare gli enti locali di non essere capaci di affrontare il terremoto è un atto gravissimo – dice il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente. Decine di faldoni sul tavolo, con i mandati di pagamento da liquidare a seguito di fatture presentate per la ricostruzione: Cialente ha accolto così i giornalisti nella sede comunale provvisoria, all'indomani dell'annuncio che il governo riprenderà in mano la ricostruzione post sisma. Ed è tornato a denunciare i ritardi nell'arrivo dei fondi. “Questi faldoni - ha spiegato il sindaco - rappresentano 200 milioni di spese da liquidare, soldi della ricostruzione leggera, indennizzi e traslochi, ai quali si aggiungono 32 milioni dell'autonoma sistemazione, parte dei quali anticipati dal Comune. Ci hanno abbandonati - ha aggiunto -. Dopo la gestione della Protezione Civile che aveva 400 persone a pieno servizio, la Sge, Struttura per la Gestione dell'Emergenza, ha personale dimezzato e non ci sono fondi”.
“L'Aquila non è Kabul, non abbiamo bisogno di truppe di occupazione . L'eventuale ritorno del Dipartimento - ha spiegato - rappresenterebbe un problema serio, del resto, io sono sicuro che lo stesso Guido Bertolaso non sia contento delle affermazioni del premier”. “È possibile - ha proseguito Cialente - che dopo le botte di inizio luglio a Roma, i fondi comincino ad arrivare e adesso, a fronte di mesi di difficoltà economiche, il governo sia pronto a una nuova passerella mediatica sulle spalle degli aquilani. Una delle cose più gravi - ha aggiunto Cialente - è l'affermazione di Bertolaso, il quale ha detto che i fondi bisogna saperli chiedere: ma cosa dovrei fare, andare in giro con un piattino e far finta di allattare?” “Ci siamo trovati in forte difficoltà - ha detto ancora il primo cittadino dell'Aquila - a causa dei debiti lasciati dalla Protezione civile. Non per colpa del Dipartimento, ma a causa della carenza di fondi provenienti dallo Stato”. “Dovranno essere gli aquilani i protagonisti della ricostruzione del capoluogo abruzzese. Se qualcuno vuole darci una mano lo faccia, dandoci soldi, coprendo i debiti, aiutandoci a gestire le abitazioni delle Case antisismiche che già denunciano carenze strutturali.”
“L’Abruzzo ha bisogno di finanziamenti e di normalità, non di commissari e di procedure straordinarie – commenta Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente - E’ stato già ampiamente dimostrato come le procedure d’emergenza, protratte troppo a lungo o applicate in contesti che non sono di competenza della Protezione Civile, bypassando le leggi normalmente in vigore, rappresentano soltanto un male per il Paese. Il modello da seguire è quello applicato per la gestione del post terremoto umbro-marchigiano. Il ruolo degli enti locali e la condivisione dei progetti da parte della popolazione è assolutamente fondamentale nella ricostruzione. Più i centri decisionali si allontanano dal territorio, più spiragli si aprono per il malaffare”.
“Abbiamo già denunciato nei mesi scorsi, i pesanti ritardi nell’opera di ricostruzione - aggiunge Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo -. E’ scandaloso che il centro dell’Aquila sia off-limits, con migliaia di cittadini ancora costretti a rimanere lontani dalle proprie abitazioni. La ricostruzione finora è stata un bluff perché sono mancati i fondi. E’ stata messa in mano agli aquilani una macchina senza benzina. Non è il caso di cambiare pilota ma di riempire il serbatoio”.
“Hanno fatto delle case bellissime, ma solo per pochi - ha denunciato il sindaco- quando hanno lasciato L'Aquila c'era necessità di altri 1.430 appartamenti. La Protezione civile però ci ha dato una pacca sulle spalle e arrivederci. Ho chiesto altri Map - ha concluso - ci hanno risposto picche, assicurando solo la realizzazione di 64 con i pezzi già smontati”
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La popolazione della zona colpita abruzzese ha visto, sa valutare. Non si puó aiutare senza includere
i cittadini nella ricostruzione. L'Impressione che ho avuto io e non solo io , andando nella zona colpita, é stata quella di una occupazione come se i colpiti non avessero piú la capacitá di intendere e di volere.
Qui ha ragione assolutamente l'amministrazione cittadina. È ora di fare le persone serie.
Coraggio aquilani, molti vi seguono continuamente dal primo momento, altrimenti che razza di italiani siamo? che persone umane siamo? Un abbraccio.