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Home Italia Politica estera Afghanistan. Non una missione di pace, ma una guerra. Morte senza fine

Afghanistan. Non una missione di pace, ma una guerra. Morte senza fine

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di Pasquale Giordano

HERAT (Afghanistan) – Dopo la detonazione dell’ordigno che ieri ha ucciso i due militari, in Italia si è scatenato il turbinio delle dichiarazioni. Frasi fatte e cordoglio preconfezionato da servire caldo a chi ha appena perso un figlio per una guerra lontana. Certo, fare il militare è una scelta di vita che bisogna intraprendere ben consci di quali siano i pericoli annessi. Come ha immediatamente detto Berlusconi: “Chi parte  non lo fa perché qualcuno glielo ha imposto, ma perché ha scelto le missioni estere.†Peccato che questa dichiarazione, che già denota una scarsa sensibilità per la scelta dei tempi, suoni come un’affermazione di discolpa preventiva. Forse perché un po’ in colpa i nostri politici (da destra a sinistra, nessuno escluso) dovrebbero sentirsi.

Pochi, se non nessuno, ieri hanno reso una dichiarazione simile a quella domanda che in molti si pongono: “Perché siamo in Afghanistan e perché continuiamo a rimanere?†Al contrario. Il solito Berlusconi ha fatto una dichiarazione criptica: “Di fronte a notizie di questo tipo ci si domanda sempre se ne vale la pena. Ma proprio in queste situazioni bisogna rafforzare l'idea che ne vale la pena.†Adesso aspettiamo di sentire perché varrebbe la pena morire in Afghanistan. Soprattutto attendono di sentirlo le 29 famiglie cui la guerra ha portato via un pezzo. Intanto il ministro della Difesa La Russa annuncia: “Non cambia la natura della nostra missione.†L’obiettivo sarebbe quello, secondo La Russa, “di operare affinché il controllo del territorio possa passare, a partire dal 2013, sotto la responsabilità delle forze afghaneâ€.
Il giorno dopo cominciano ad emergere dettagli più precisi su quanto è successo. La polizia afghana aveva notato un ordigno ai margini della strada, così aveva chiesto l’intervento del commando italiano. Dalla base militare di Herat erano partiti circa una ventina di uomini a bordo di mezzi blindati. Raggiunto il punto hanno provveduto a circondare il perimetro per permettere ai due artificieri, impegnati nel disinnesco della bomba, di lavorare in condizione di sicurezza. Disinnescato l’ordigno i due hanno proceduto come da ‘codice’ bonificando l’area circostante. Proprio in quel momento il secondo ordigno è esploso. Un ordigno che nessuno aveva notato e che molto probabilmente era stato nascosto con l’evidente intenzione di uccidere quante più gente possibile. Una trappola in piena regola con il primo ordigno a fungere da pretesto (esca presupporrebbe ingenuità dei militari italiani, mentre è vero il contrario) e il secondo fatto esplodere presumibilmente a distanza con un telecomando. Nessuno poteva prevederlo e nessuno avrebbe potuto evitarlo. Nella caserma della Brigata alpina Taurinense Il generale Claudio Berto e gli ufficiali a lui vicini studiano quanto è successo per capire se vi siano stati errori di procedura. “I codici applicati in queste circostanze - ha assicurato il maggiore Renna - sono molto collaudati e non credo che vi saranno variazioniâ€.
Se le parole avessero un peso specifico, in queste occasioni bisognerebbe pronunciarle scandendole bene. In Afghanistan si sta combattendo una guerra. Ce la stiamo raccontando come se fosse una missione di pace, ma invece è una guerra. Gli equilibri diplomatici mondiali ballano su un filo spesso quanto un capello soprattutto dopo la diffusione dei documenti segreti sull’Afghanistan del Pentagono ad opera di Julien Assange, fondatore di Wikileaks. Quello diffuso da Wikileaks e da altri importanti testate giornalistiche mondiali è un devastante rapporto sul fallimento della guerra in Afghanistan. Sono diari di guerra scritti dai militari che ogni giorno stanno al fronte. Descrivono con parole crude la disperazione e l’assurdità di ciò che succede in Afghanistan. Raccontando di alcuni ‘incidenti’ che in gergo militare potrebbero essere definiti collaterali: le vittime civili. Le stime ufficiali parlano di 195 vittime (dato sottostimato secondo il quotidiano ‘The Guardian’), la maggior parte delle quali morte a causa di ‘errori di lancio’ o ‘controversi raid aerei’, ma altre sono il frutto di sparatorie contro automobilisti o motociclisti disarmati per paura di potenziali attentatori suicidi. “È chiaro a chiunque abbia letto il rapporto – dice Assange - che quelle carte fanno emergere il vero squallore della guerra, e permettono alla gente di decidere se continuare a sostenerla oppure noâ€. “Grazie a questi documenti - aggiunge - è possibile farsi un'idea più precisa di cosa sta succedendo in Afghanistan ed è giusto che la gente lo sappiaâ€. Quindi è giusto che la gente italiana sappia che sta mandando i suoi ‘figli’ a morire in guerra. Non in un attentato, non in quella che ci raccontiamo come una situazione a sé stante. In guerra. Tanto più che non chiamando “vittime di guerra†i militari morti in Afghanistan, si fa un torto anche alle famiglie da cui provenivano. Dice l'associazione nazionale assistenza vittime arruolate nelle Forze armate e famiglie dei caduti (Ana-Vafaf). “Bisogna considerare le operazioni di guerriglia come operazioni di guerra. Le missioni definite 'di pace’ in cui vige il Codice militare di pace escludono la possibilità di parificare il trattamento delle vittime a quello delle 'vittime di guerra’.† La famiglia di un militare che muore in guerra ha diritto ad una 'speciale elargizione’ (legge 308/81) calcolata con la moneta di 30 anni fa: 50 milioni di vecchie lire, pari ad euro 25.882,84 centesimi. “Solo con una leggina speciale – dice Falco Accame, presidente Ana Vafaf - per i parenti delle vittime dei caduti a Nassiriya, la cifra  venne portata ad euro 200.000â€
Negli Stati Uniti sono ben consapevoli di essere nel bel mezzo di una guerra. Hanno dichiarato guerra ai talebani e con decisione sono andati a stanarli dove loro credevano fossero nascosti. Appena scesi in guerra hanno chiesto ai loro storici ‘alleati atlantici’ di aiutarli nell’operazione militare. A questo punto la vera domanda è: come è possibile trovarsi al fianco di una nazione in guerra con la presunzione di stare effettuando una missione di Pace?


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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 30 Luglio 2010 12:33 )  

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