di Fulvio Lo Cicero
ROMA – Nei prossimi tre anni andranno in pensione circa centomila insegnanti. E non saranno sostituiti. Il piano dell’attuale governo prevede il blocco totale del turn-over nella scuola, per incidere sul livello complessivo dell’occupazione e sul rapporto docenti/alunni. Il fine è quello di affidare agli insegnanti classi più numerose.
La conseguenza diretta di questa politica scolastica è che, almeno fino al 2011, altrettanti precari saranno espulsi, né sarà possibile, per i giovani laureati desiderosi di insegnare, entrare nel circuito della scuola. Se si aggiunge il ritorno al maestro unico e la conseguente perdita di posti di lavoro, i tagli dovrebbero riguardare oltre 130 mila docenti.
La ministra Gelmini ha dichiarato che “con un budget di spesa che, per il 97%, finanzia gli stipendi del personale della scuola, non si va da nessuna parte”. Dato che il governo ha deciso pesanti tagli in tutti i settori, e dunque anche nella scuola, il risparmio deve incentrarsi sul personale, oltre che sulla dotazione finanziaria di ogni singolo istituto. In rischio, ci sono anche i corsi di recupero, che già quest’anno non tutte le scuole sono riuscite ad organizzare, proprio per la scarsità dei fondi.
Per quanto concerne le retribuzioni, la ministra ha annunciato che esse saranno aumentate, ma solo a chi lo merita: “Stiamo studiando un sistema per valorizzare gli insegnanti migliori. Non è ammissibile che gli aumenti siano legati solo agli scatti di anzianità. È necessario introdurre stipendi differenziati sulla base dei risultati raggiunti”.
Il progetto prevede, inoltre, che le scuole si inseriscano in una sorta di mercato concorrenziale. Ogni istituto dovrà conquistarsi un punteggio, in base ai risultati che raggiunge in termini di apprendimento dei propri alunni. “Una specie di classifica delle scuole, da rendere pubblica, on line. Solo così le famiglie possono scegliere il meglio per i propri figli”.
Come si possa far progredire un’istituzione come la scuola senza investimenti, anzi con pesanti tagli nei finanziamenti, è un mistero che la ministra non ha contribuito certo a chiarire. Al contrario, lei sostiene che “la sfida è titanica”, perché “si tratta di coniugare la scarsità delle risorse con il rilancio della scuola”; ma ciò, a suo parere, sarebbe possibile “se non ci si divide in sterili battaglie ideologiche”.
Estremamente critici i partiti di opposizione. “Non solo non si investe sulla scuola ma si destruttura quel poco che funziona nel sistema” ha dichiarato Beatrice Magnolfi, ministro ombra del PD per la semplificazione. Per Rifondazione comunista“ è ora di tornare a mobilitarsi e a lottare con forza ripartendo dai territori, dalle scuole, dalle famiglie”, per opporsi a quello che viene definito “un vero e proprio tentativo di Restaurazione a danno della scuola pubblica con un colpo di mano inaccettabile”.
Insomma, per la scuola si prevede un autunno veramente caldo.
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