ROMA – Con la pubblicazione del decreto legge sulla Gazzetta ufficiale, recante “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”, entrano in vigore da questo anno scolastico le norme già anticipate nei giorni scorsi ed approvate nel corso del consiglio dei ministri del 28 agosto. Una di queste dispone l’obbligo, per le case editrici, di produrre nuove edizioni dei testi scolastici soltanto ogni cinque anni. Il decreto prevede la possibilità di editare appendici di aggiornamento, alla fine del testo, per evitare “invecchiamenti precoci”dei manuali.
Il provvedimento non solo metterà definitivamente in ginocchio le piccole case editrici ancora esistenti, rendendo ancora più forti quelle che detengono circa l’85% del mercato (fra le quali, una delle più grandi fa capo al gruppo Mondadori, di proprietà del Presidente del Consiglio), ma creerà inevitabili conseguenze negative dal punto di vista occupazionale. Il Presidente del Gruppo editoria scolastica dell’Associazione Italiana Editori ha dichiarato a tal proposito: “Senza nessuna consultazione del settore, il ministro Gelmini ha deciso di bloccare per 5 anni le adozioni dei libri di testo, ignorando i costi sociali altissimi che ne deriveranno. Se ne assume ogni responsabilità”
Da un punto di vista culturale, impedire gli aggiornamenti significa, in pratica, eliminare ogni possibilità di ricerca per gli autori e gli studiosi delle varie discipline in ambito scolastico o, per meglio dire, scansionarla ogni cinque anni. In pratica, la riesumazione dei piani quinquennali di staliniana memoria (ful.loc.).
CERCA ARTICOLI CORRELATI ____________________


























